Intervista a Dario Vergari – PhoeniX

Biografia

Dario M. Vergari nasce a Pesaro. Dopo studi scientifici muove i primi passi nel mondo artistico come compositore, tastierista e cantante del gruppo new wave The Drivers per poi intraprendere la strada del musicista solista. Esperto fotografo e fin dai primordi dell’informatica appassionato di computer ed elaborazioni grafiche, si dedica ai viaggi e alla conoscenza di altre culture. Nel 2015 pubblica per la Montag il romanzo di fantascienza REVNION, ripubblicato di recente dalla Brè Edizioni. Negli ultimi anni è stato occupato a scrivere racconti, parlare con i gatti, comporre musica e lavorare alla sua più grande impresa, la propria famiglia. È attualmente al lavoro sul suo nuovo romanzo, un thriller ambientato a Milano e dintorni.

Descrizione dell’opera

PhoeniX è un atipico romanzo di fantascienza dalla trama complessa ma ben congegnata, narrato in prima persona e in “diretta” da un futuro non poi molto distante, da Auberon Young, un personaggio profondamente umano in una dimensione, spaziale e temporale, che di umano non ha nulla. Eppure, è anche una storia d’amore, di quelle che partendo dal presente attraversano i secoli. Si narra la storia del ritorno dell’uomo sulla Luna e della sua colonizzazione sullo sfondo di un pianeta Terra devastato dalle guerre atomiche e governato dal Popolo dei Libri, una teocrazia formata dai rappresentanti delle tre religioni monoteiste. Una ulteriore conferma dei grandi, eterni mali della umanità: brama di potere, ignoranza, e avidità di denaro. Per fortuna esistono singole persone, donne e uomini, che amano, studiano, cercano un avvenire migliore. La passione per lo spazio, per la scienza, la sete di avventura per esplorare e scoprire nuove possibilità, l’inadeguatezza dell’essere umano davanti alla complessità dell’esistenza e dell’Universo, l’amore che non muore mai: sono questi i temi che percorrono le vite di Shaila e Auberon, due giovani ricercatori newyorkesi che vivono la loro storia d’amore in un mondo che si trasforma in un incubo davanti ai loro occhi. Un romanzo che, per la meticolosa ricerca scientifica dell’autore, appagherà i sognatori e scalderà i cuori di chi cerca emozionanti storie d’amore.

Partiamo dal principio, vorresti spiegare ai nostri lettori qual è il significato di questa opera per te? Che valore rappresenta nella tua vita?

PhoeniX è il mio secondo romanzo, nato per riprendere alcuni temi che mi stanno a cuore e ai quali avevo appena accennato in REVNION, il mio primo libro: l’uso strumentale della religione per perseguire il potere politico, la brama di dominio dell’uomo sugli altri uomini, l’amore come motore della resistenza ai drammi imprevisti che fanno irruzione nelle nostre vite; sono queste le leve che muovono le vite e le azioni dei protagonisti.  Narrare il complesso intreccio di vicende che si dipanano nell’arco temporale di quasi un secolo è stata una sfida che ho lanciato a me stesso come scrittore. Ho cercato, gettando uno sguardo sul futuro, di intravedere gli sviluppi di alcune tendenze che già oggi si stanno delineando abbastanza chiaramente. Vorrei che le avventure di Auberon Young, e della sua amata Shaila, facessero riflettere i lettori sui pericoli di chi si erge come paladino e benefattore dell’umanità, mentre in realtà pensa al proprio interesse.

Come hai capito che PhoeniX era il titolo giusto?

Questo romanzo ha come tema dominante la rinascita, sia corporea che spirituale, così come la Fenice che dopo la morte rinasce dalle proprie ceneri. Le vicissitudini dei personaggi rivelano come gli eventi traumatici della vita possano venire superati grazie a una costante rinascita spirituale. Oltre alla dimensione personale, grazie al cambiamento, è possibile anche la rinascita di una nuova società a misura d’uomo; questa si verifica sulla Luna, all’interno della base lunare Phoenix, dove non valgono più le consuetudini terrestri. La fine dell’esistenza di Auberon su questo piano della realtà ha in sé il germe della rinascita, sebbene in forme non umane.

Questo romanzo è frutto di studi oltre che di passione e determinazione, qual è stata la scintilla che ha dato inizio alla stesura di quest’opera e come ti sei appassionato al genere?

“La scintilla che ha innescato PhoeniX è partita da una visione che ho avuto in uno dei miei momenti di meditazione, con qualche gatto vicino e della buona musica a farmi viaggiare con la fantasia: mi sono visto davanti agli occhi l’immagine di un astronauta in piedi dinanzi al LEM, il modulo lunare che si è posato sul suolo della Luna nel luglio del 1969, mentre legge la targa con l’iscrizione “we came in peace for all mankind”. Mi sono chiesto chi fosse quell’uomo e perché stava lì, da solo, a osservare quella scritta. Ho quindi dissepolto la storia dell’ultimo sopravvissuto della nostra cosiddetta civiltà che narra ai lettori il futuro della Terra, e la sua auspicabile fine. I viaggi sulla Luna fanno parte del mio DNA culturale. Avevo 7 anni quando Armstrong posò il piede sul Mare della Tranquillità; ricordo i quaderni della scuola elementare con in copertina le immagini dell’Apollo 11 e dell’impronta dello stivale di Neil sulla regolite. Le missioni Apollo accesero il mio entusiasmo per quello che sembrava, ai tempi, un futuro magnifico a portata di mano dell’uomo. Ricordo anche molto bene la mia delusione quando nei primissimi anni Settanta la NASA annunciò la fine delle missioni spaziali. Colmavo questa nostalgia dello spazio osservando le stelle e perdendomi nell’infinità dello spazio, come fa Auberon Young, il protagonista di PhoeniX. Vi rivelo un segreto: Non sono nato a New York, non sono mai andato sulla Luna, e non sono neanche laureato alla Columbia di Manhattan, ma in realtà Auberon sono io.

Parliamo un po’ di come sei giunto alla pubblicazione. Qual è stato il percorso che ti ha portato a veder pubblicare il tuo romanzo?

“La pubblicazione di PhoeniX in realtà è stata molto più semplice del previsto. Ho spedito il manoscritto a una rosa di case editrici selezionate tramite internet; fra le risposte positive ricevute ho scelto quella della Brè Edizioni, ispirato dalla trasparenza e dalla personalità della editrice Silvia Ripà e dalla professionalità di Daniele Aiolfi, editor che ha curato la revisione finale di PhoeniX.

Vorresti dare un incoraggiamento agli aspiranti autori?

Il mio modesto consiglio è scrivere, rileggere, riscrivere e rileggere, e poi ancora, fino a che non si è soddisfatti. Quando poi si è scritta la parola FINE bisogna trovare qualcuno che possa leggere il lavoro per avere un riscontro sulla correttezza logica, è facile che qualcosa sfugga agli occhi dello scrittore. E poi buttarsi senza vergogna, e afferrare ogni occasione possibile per portare alla conoscenza degli altri la propria opera. Non bisogna mai dimenticare che, se non si dispone di una efficace promozione, vendere un libro è molto più difficile che scriverlo.

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2 Comments
  • Sara
    Posted at 00:47h, 26 Agosto Rispondi

    La trama sembra veramente intrigante e l’intervista molto interessante!

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