Intervista ad Adelaide Camillo – I volti del silenzio

Biografia

Adelaide Camillo nasce a Napoli il 14/02/1972. Sposata da nove anni, lavora come assistente familiare. Scrive da sempre ma ha iniziato a pubblicare nel 2018 con la Pav-edizioni, esordendo con un giallo: “L’ispettore D’Amato 26 luglio 1968”.

Ha continuato seguendo storie vere di vittime di genere pubblicando con la stessa CE: “Finchè morte non ci separi”, dedicato alla vicenda di Guerina Piscaglia; “I volti del silenzio” dedicato a vittime di femminicidio e, in collaborazione con il centro antiviolenza “Frida Kahlo, la città delle pari opportunità” di Marano Napoli.

Ha partecipato a varie antologie della Pav-edizioni con vari racconti. Nel frattempo, conosce l’agenzia letteraria Placebook publishing e torna al giallo con l’opera: “L’ispettore Antonio Amato, la bestia con il rolex”.

Dal 2018 è speaker di una radio web “Radio Abc… la radio che ti parla” curando una rubrica settimanale dedicata agli autori emergenti. Scrive articoli dedicati a crimini non risolti sul magazine della placebook gestita da Arnaldo Citterio.

Descrizione dell’opera

La storia tragica di Enzina Cappuccio e Fiorinda di Marino, uccise dai loro compagni e raccontata da chi, come me, non sapeva neanche che esistessero. Storie di sofferenze, dolore e solitudine. Consumate in quartieri cresciuti a dismisura, affollati e caotici, il cui vivere rumoroso ha soffocato le timide richieste d’aiuto delle povere donne, così lontane fra loro eppure unite dallo stesso tragico destino.

Accomunate nel caos e nel silenzio, nello smog e nel profumo di anemoni, i fiori dell’abbandono, dal fragile stelo e con una vita breve, troppo breve, come quella di Enzina, di Fiorinda e di tante, troppe donne, vittime e volti del rumoroso silenzio della vita che, come un fiume indifferente, scorre e va.

Grazie Adelaide per la tua disponibilità. Il tema trattato sta a cuore a moltissime di noi.

Non deve essere facile rapportarsi con storie tanto dolorose. Quando e come è iniziato il tuo interesse per la divulgazione di queste vicende?

“Assolutamente no, non è per niente semplice raccontare di donne vittime di femminicidio. Seppur non le ho mai conosciuto di persona, studiando la loro storia le ho sentite molto vicine, tanto da immedesimarmi e pensare che ognuno di noi potrebbe vivere un dramma del genere. L’amore purtroppo non guarda nulla e sta diventando molto semplice innamorarsi dell’uomo sbagliato. Il mio interesse dei vari fatti di cronaca è sempre stato molto attivo, ma fu la mia editrice della PavEdizioni, Aurora Di Giuseppe, a “scegliermi” per un progetto editoriale a cui tiene molto. Approfitto per ringraziarla ancora per avermi dato la possibilità di raccontare vicende per cui ho sempre nutrito un forte interesse sia in qualità di donna che di autrice.”

Qual è l’obiettivo che vorresti raggiungere attraverso questo tipo di romanzi?

“L’obiettivo è molto semplice e difficile nello stesso tempo.  SENSIBILIZZARE l’opinione pubblica sul tema della violenza di genere attraverso la scrittura. Non è un caso che “I Volti del silenzio” ha visto una preparazione mirata e precisa. Nello scrivere questo lavoro ho chiesto la collaborazione di una associazione di volontariato che si occupa proprio di donne vittime di violenza: l’associazione “Frida Kahlo, la città delle pari opportunità” di Marano Napoli. Grazie all’aiuto di Stefania, Cinzia, Gabriella, Valeria e tante altre ho conosciuto realtà che sentivo lontane e che invece possono essere molto vicine. Le donne morte per mano di chi diceva di amarle non vanno mai dimenticate ed è anche per questo che ho scritto e scriverò ancora le loro storie. Attraverso le pagine di un libro la loro sofferenza non sarà dimenticata cosi come il loro meraviglioso sorriso.”

Nella tua vita ti dedichi molto alla scrittura, come organizzi il tuo tempo per riuscirci?

“Diciamo che anche qui bisogna trovare il tempo per dedicarsi alle cose che amiamo, dividendoci fra famiglia, lavoro e varie cose. Ma, si sa, una passione non può essere oppressa e così tocca far tardi la sera davanti al pc, ma vi assicuro che anche se gli occhi si chiudono presto, quello in cui mi dedico alla mia scrittura è il momento più bello della giornata e io vivo per quel momento.”

Come hai organizzato la stesura del testo? Immagino tu ti sia dovuta documentare in modo totalitario. Hai mai sentito così tanto il peso di ciò che scrivevi, da pensare di voler smettere? Se sì, cosa ti ha spinto a continuare?

“Se vogliamo parlare nello specifico de “I Volti del Silenzio”, l’organizzazione è stata abbastanza semplice. Per prima cosa ho scelto insieme alle volontarie del centro le storie da raccontare. Poi ovviamente mi sono documentata e ho iniziato a scrivere facendomi seguire passo passo da loro e dalla mia editrice Aurora Di Giuseppe. Il peso di ciò che scrivo lo sento proprio quando mi approccio alle vittime. Leggo di storie assurde che toccano nel profondo del cuore e cerco di tirare fuori con le parole il mio profondo rispetto per le loro vite e le loro sofferenze. La mia paura più grande è proprio quella, sbagliare anche solo con una frase e venire meno al mio intento nei loro confronti. Spesso le parole possono avere diversi significati. Io cerco sempre di trovare quelle giuste che non possano essere interpretate diversamente da quello che voglio dire io.”

Come ti rapporti con i tuoi lettori?

“A parte la classica presentazione che non smette mai di emozionare, ovvio che mi adeguo ai tempi e cerco di usare molto anche i social, ma devo dire anche che spesso i miei lavori li regalo e li consegno a domicilio, un caffè e un buon libro sono un ottima compagnia per me e i miei lettori che grazie a Dio stanno diventando molto più numerosi.”


Datemi la possibilità di ringraziarvi di cuore per la bellissima intervista e di salutare la mia editrice Aurora Di Giuseppe, le splendide volontarie del centro “FRIDA KAHLO la città delle pari opportunità” e tutte le persone che mi vogliono bene e che mi seguono sempre con tanto affetto.

Alla prossima, grazie mille.

Adelaide Camillo

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